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Mauro Corradini - Mauro Rea, Lo specchio e la memoria

Occorerebbe anche nel caso della pittura di giovani, avere il coraggio di gettarsi a capofitto nella materia pittorica, nel percorso artistico, per individuare le coordinate e le mutazioni, come avviene
per i percorsi dei maestri accreditati; ci si troverebbe, probabilmente, di fronte ad un universo inatteso,
fatto di tensioni e di ritrosie, di accostamenti e di fughe, da un nucleo centrale, che alla fine viene emergendo in modo netto e deciso, definente in questo senso il ruolo segreto e profondo dell'identità artistica del pittore.

E' quanto viene da osservare leggendo il percorso recente di Mauro Rea, giovane artista di formazione varia, avendo operato in luoghi diversi, respirando in ogni luogo gli umori ed i succhi che fanno da sostrato alle scelte artistiche. Ed il sostrato essenziale della poetica attuale di Rea, sostrato che trova lunghi richiami all'interno del suo breve ma già chiaro percorso, è rintracciabile sul piano della poetica nel richiamo costante ai valori della memoria. L'espressionismo definisce e determina il mondo contemporaneo, sia come elemento decisivo, sia come elemento di rifiuto: probabilmente occorerebbe rintracciare l'espressionismo, meglio che sul facile riferimento vangoghiano, sulle matrici del percorso goyesco, là dove il grande di Fuendetodos brucia le speranze di una pax napoleonica, in una eccezionale serie di tavole; si comprenderebbe come l'anticipazione dell'arte moderna, al passaggio decisivo dell'Ottocento romantico, trovi le sue accensioni sulle materie di una ricerca come quella di Goya, sulle animose emergenze di una realtà inconscia, magmatica e sotterranea, che viene faticosamente emergendo sotto il nitore della razionalità neoclassica. 
Rea si è immerso, da subito, sulle accensioni dell'espressionismo: e lo ha fatto certo della storia recente, certo delle scelte, mediate, sia ben chiaro, sugli accenti del suo periodo formativo, sugli accenti cioè di una avanguardia recente, postbellica, che coniugava l'espressionismo con l'automatismo del segno, la violenza di una materia che gridava nell'informe magma compositivo la sua urgenza esprressiva. Ed accentrare la propria attenzione sui dfati dell'espressionismo, per chi si è    affacciato negli anni Ottanta alla pittura, significa anche fare una scelta di campo: il ritorno alla pictura avviene dunque e può solo avvenire attraverso una ricerca che muova dalla materia, come espressione individuale. 

L'altro elemento che indicavamo, la memoria, si coniuga con quanto già detto per più di una ragione: a partire, se vogliamo, dall'elemento colto, insito in ogni espressione, che si voglia collocare in un ideale percorso, che ha una linea sua tradizionale, definita e accreditata. 
La memoria è, come l'espressionismo, scoperta del sè, inteso come totalità, come forma di libera espressione; la memoria è ricerca di di un sè motivato e motivante, che si ritrova attraverso il desiderio di scrivere poesia.E Rea si muove sulle coordinate di una pittura, che vuole esprimere interamente il sè: come nei Sogni di Kuroshawa, l'artista non teme la contraddizione. Sa che l'uomo è, ad un tempo, angelo e demone, santo e peccatore; sa che l'uomo è un insieme di stimoli contraddittori, che devono trovare posto sulla superficie della tela o delle carte; la superficie deve poter esprimere l'accento e la carezza, il pianto ed  il grido, in una parola una storia, che abbia al suo interno tutto un passato archetipico, definito attraverso la somam delle emozioni diu una esistenza.
Al necessario riferimento al sè si collega dunque, in modo altrettanto necessario, il riferimento alla scelta espressionistica: nelle carte di Rea, e soprattutto nelle carte recenti, il riferimento essenziale è al tentativo di fermare l'emozione della memoria, per farne materia di pittura. Probabilmente, come diceva Fortini a proposito della poesia, la mancanza, in un'età come la nostra, di ogni riferimento sociale, didattico dell'opera d'arte, che tutti guardano, ma nessuno vuole leggeere in modo coinvolgente, riduce lo spazio dell'operazione artistica. E l'artista è consapevole della propria inutilità sociale, della propria marginalità; (...) 

Mauro Corradini, Lo specchio e la memoria Mauro Rea: Pagine cancellate, L'Immagine Pittorica
Edizioni La Bottega delle Stampe, Brescia 1992






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