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Pablo Echaurren - della sopravvivenza

A Mauro Rea 
Per quel che vedo, per quel che ne so, Mauro Rea è un cavernicolo.
Ma mica è un insulto, anzi.
Uno di quelli che prendeva il fango e impiastri vari e li spalmava sulle pareti delle grotte per raffigurare cacce furiose, bestie gloriose, invocazioni ossequiose alle divinità della sopravvivenza. Poi lui - il pittore - e gli altri compari si accovacciavano attorno al focaraccio a rimembrare e a sbranare qualche cosciotto di rinoceronte lanoso.
Ora non voglio dire che bisogna per forza tornare alle caverne ma quasi.
Bisogna tornare a quando non c’era ancora il mercato dopato del potentato bacato che mette i paletti e pretende di dettare le regole.
Si fa l’artista, il pittore, l’intagliatore di ossa di mammut, per creare un focolare intorno al quale raccontare le proprie storie, per esorcizzare i mostri ancestrali, per danzare con i nostri sodali. Mica per staccare assegni con lunghe file di zeri.

Pablo Echaurren , Roma



Mauro Rea al MuMi Museo michetti, maggio 2014




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